Pittura e scultura dal 1930 al 1960
autore: AA.VV
editore: Ilisso
anno: 2001
categoria: arte e architettura
lingua: Italiano
confezione: rilegato - Illustrato
peso: 2700 g
prezzo: €  75.00
note: 306 pagine

Dopo il fortunato volume dedicato all'arte sarda del primo Novecento, ecco ora la lunga stagione che va dagli anni Trenta al 1960, raccontata dal collaudato tandem di studiosi Altea e Magnani in un vero e proprio affresco che innesta i fatti specificamente artistici nell'ambiente sociale e culturale che li ha visti sorgere. Non solo i quadri o le sculture, dunque, ma i dibattiti, le polemiche, le lotte spesso roventi che hanno attraversato l'ambiente figurativo isolano, a partire dalle vicende finora inesplorate dell'organizzazione artistica del fascismo, guidata in Sardegna dall'energico Filippo Figari e osteggiata dal suo storico antagonista, il disincantato e fascinoso Giuseppe Biasi; e accanto a loro, una schiera di artisti, alcuni già noti, come Mario Delitala, Francesco Ciusa, Pietro Antonio Manca, Stanis Dessy, Carmelo Floris, Eugenio Tavolara, Gavino Tilocca, Cesare Cabras, Costantino Nivola; altri finora in parte o del tutto sconosciuti, a cominciare dalle donne, Anna Marongiu, Francesca Devoto, Stefania Boscaro, per continuare con un'autentica scoperta, il geniale Brancaleone Cugusi, ignorato precursore del neorealismo italiano - un Visconti passato dal cinema alla pittura - nei suoi struggenti dipinti ricchi di sottili ambiguità e di malinconica poesia. E ancora il libro prosegue narrando gli ideali, le speranze, le vittorie e le sconfitte delle generazioni che, cresciute sotto il regime, si sono affermate nel dopoguerra; i drammatici anni del conflitto mondiale, che allo scandaglio storico si sono rivelati inaspettatamente ricchi di sorprese, fervidi di attività e di discussioni. Sono gli anni che vedono sorgere a Sassari personalità come Costantino Spada e Libero Meledina, la cui irrequietezza esistenziale si riversa in questo momento in una pittura di alta qualità e di forte ardore sperimentale, e il consolidarsi dell'attività dell'Istituto d'Arte (in effetti una vera e propria accademia), da cui escono artisti quali Antonio Corriga, Salvatore Fara, Giuseppe Magnani, Pietro Mele, Giuseppe Silecchia.


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